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Panorama di Khiva a 180 gradi

6 Ottobre 2018.
La nostra visita in Uzbekistan inizia a Khiva. Questa cittadella fortificata si trova ad una trentina di chilometri da Urgench, nel nord ovest del paese, punto di arrivo del nostro volo da Milano.

La si raggiunge con una larga strada pressochè rettilinea, costeggiata da coltivazioni di cotone e da case in chiaro stile sovietico. La strada è provvista di una linea elettrica aerea, per probabili mezzi di trasporto elettrificati, che però non vediamo.

Si giunge infine ad un ampio piazzale, chiuso da un lato dalle alte mura della cittadella, interrotte solo da una delle 4 porte di accesso, la principale, che ci immette nel dedalo di viuzze tra madrasse, minareti e moschee. Le bancarelle animate, i ristoranti affollati e schiere di rumorosi visitatori locali ci fanno subito capire che Khiva è una delle mete turistiche più importanti del Paese (il primo sito uzbeko diventato Patrimonio dell'UNESCO) ed il turismo è una delle industrie più promettenti per l'Uzbekistan. Anche a costo di qualche restauro chiaramente "eccessivo".

Molti dei monumenti che visiteremo, a partire dalle mura e dalle 4 porte, hanno subito significativi restauri. L'antica Khiva (la "Itchan Qala, la Città interna) nella struttura che vediamo ora, fu costruita  nel X secolo, pesantemente rifatta nei secoli XVII e XIX e restaurata poi di recente, anche usando materiali originali. L'atmosfera comunque che si apprezza passeggiando per le stradine del villaggio è molto suggestiva, tra portali e minareti ricamati con ceramiche azzurre di varie tonalità.

Entrando dalla porta ovest, la Ota Darvoza, ci accoglie subito la tozza figura del minareto Kalta Minor, letteralmente "il minareto corto". Costruito a metà del XIX secolo, sotto il regno di Mohammed Amin Khan, ha una base di 14 metri di diametro, destinata a sostenere una torre di almeno 70 metri. Purtroppo, per problemi strutturali, ci si fermò a 19, ma nonostante questo, le decorazioni furono completate accuratamente, tanto che il minareto è ormai diventato il simbolo di Khiva. 
Accanto al minareto sorge la coeva Madrasa Mohammed Amin Khan, oggi trasformata in hotel di lusso, le cui stanze, con porte intarsiate tutte diverse, si affacciano sul grande cortile quadrato.

Proseguendo verso est si trova la Moschea Juma, una moschea del venerdì, sovrastata proprio all'ingresso da un alto minareto (minareto Juma, 47 m.) di mattoni crudi. Realizzata nel 1788 su un precedente edificio dedicato al culto del secolo VIII, è costituita da un'unica grande sala (55x46 metri), in cui 218 colonne lignee intarsiate, alcune risalenti ai secoli VIII, X e XI, sorreggono il tetto. Interessante notare l'isolamento delle colonne dal supporto a pavimento mediante pelli di cammello, allo scopo di evitare l'assorbimento dell'umidità. Evidentemente il sistema ha funzionato, vista l'età di molte colonne.

La visita di Khiva prosegue con gli innumerevoli altri palazzi e madrase, tutti finemente decorati con maioliche fiorate o geometriche, con colonne lignee, con graziosi e tranquilli cortili interni. La maggior parte di essi risale al XIX secolo, ai tempi del Khanato di Khiva, protettorato dell'impero russo.
Degni di nota la Madrasa Mohammed Rahim Khan, una delle più grandi di tutta l'Asia centrale, il Palazzo Tosh-Hovli, con le sue 270 stanze finemente decorate di maioliche e gli innumerevoli cortili e la Khuna Ark, la fortezza, residenza dei sovrani di Khiva sin dal XII secolo. In quest'ultima, da notare la Moschea estiva, con le sue 6 colonne lignee e il Mihrab rivolto a sud, anzichè verso la Mecca.

La visita si conclude quando ormai il tramonto ha completato il suo corso, dipingendo di rosa e arancio ogni dettaglio di questa splendida cittadella.
Domani ci aspetta il trasferimento a Bukhara, altro gioiello di questo interessante paese. Un viaggio di parecchie ore attraverso la steppa uzbeka, un panorama apparentemente noioso, in realtà pieno di spunti e di dettagli incredibili.

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