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Il sito archeologico di Old Bagan (Pagan, prima del cambio di nome imposto dalla dittatura al potere) e' uno di quei luoghi che rimangono per sempre nella memoria di chi ha la fortuna di visitarlo. 

Salendo in cima alla Shwesandaw Phaya, una delle pagode piu' alte del sito, la vista spazia a 360 gradi su una distesa infinita, a perdita d'occhio, di costruzioni sacre, di varie forme e dimensioni.
In un'area di circa 40 km quadrati (piu' o meno grande come Manhattan), furono erette, in 250 anni compresi tra il XI ed il XIII secolo, circa 5 mila pagode. Oggi ne rimangono solo 2000, molte anche in pessimo stato di conservazione, ma la vista d'insieme lascia veramente senza fiato. Ne abbiamo visitato una decina, alcune enormi, altre piu' piccole, alcune con splendidi resti di affreschi, altre con grandi statue del Buddha, ognuna particolare per qualche aspetto. 

Purtroppo molte sono invase dai venditori di cartoline o di pitture sulla sabbia (tra l'altro, alcune veramente belle), in altre gruppi di bambini ti mostrano particolari in qualche buio corridoio illuminandoli con la pila, sperando in qualche monetina. Molte sono completamente abbandonate e quasi irrangiungibili, se non a piedi tra la rada vegetazione. Di certo, una sola giornata (come abbiamo fatto noi) è troppo poco per poter avere un'idea completa dell'immenso tesoro architettonico di Bagan, ma credo che anche una settimana intera non sarebbe abbastanza per vedere tutto. Percio', prendetevi tutto il tempo che potete e girate, girate da una pagoda all'altra, salite dove potete o entrate nei freschi e scuri corridoi, dove farete senz'altro delle scoperte incredibili. 

Old Bagan - Ananda: una delle enormi statue all'interno
Old Bagan - Ananda: una delle enormi statue all'interno

Le pagode (e i templi) degni di una visita sono veramente molti, percio' non vi tediero' con descrizioni, che potete in alternativa trovare qui in maniera molto esauriente. Anche perchè la maggior parte dei nomi delle pagode sono impronunciabili e le riprese video si accavallano tra interni ed esterni in una sequenza che difficilmente riesce a rendere l'emozione di essere li', di assistere a quello spettacolo immenso.

Alleghero' solo un filmato con un estratto delle viste dall'alto, da qualche punto panoramico dove, da qualsiasi parte ci si giri, l'occhio incontra solo pagode, templi, ancora pagode e altri templi. A perdita d'occhio. Poi qualche ripresa interna che pero', per la scarsità della luce, potrebbe anche risultare poco chiara.

Aggiungo solo qualche curiosità. A volte, arrivando ad un tempio, è capitato di trovare la porta sbarrata: nessun problema, basta chiedere (anche a gesti) a qualche venditore locale o a qualche bambino di farci aprire e nel giro di pochi minuti arriva un "custode" munito di chiavi che aprono tutto quello che c'è da aprire. Poi con poche monetine si ricompensa la disponibilità. Inoltre, nel prezzo è compresa anche l'indicazione dei punti interessanti, dove una statua, un affresco, una targa che ricorda l'impegno dell'UNESCO, meritano una foto.

Old Bagan - Shwesandaw Phaya
Old Bagan - Shwesandaw Phaya

Come già detto, la Shwesandaw Phaya è uno dei punti piu' panoramici. Infatti il nome di questa pagoda è anche "pagoda del tramonto". Se vi capiterà di salirci, come è successo a noi, alle due o alle tre del pomeriggio, non ci troverete nessuno. Ma al tramonto, si farà fatica a salire le ripidissime scale e soprattutto a trovare un posticino per guardare il sole scendere dietro a qualche remoto pinnacolo, dorato o dipinto di bianco (di recente, abbiamo saputo che la salita purtroppo non è piu' permessa, per non rovinare ulteriormente la struttura e per motivi di sicurezza; non sarà un problema pero' trovare qualche altra pagoda nelle vicinanze dove sia possibile salire in tempo per il tramonto).

Il periodo d'oro per Bagan duro' meno di 250 anni, dal 1057 d.c. (anno della conquista di Thaton da parte del re Anawrahta ed il trasferimento dei sacri libri del buddismo Theravada) fino al 1287, quando la città fu invasa dai Mongoli di Kublai Khan e inizio' il declino. Successive guerre e terremoti (l'ultimo dei quali nel 1975) hanno poi fatto il resto, ma la sacralità del luogo non è mai venuta meno. Gli abitanti locali infatti hanno in qualche modo continuato a riparare e a mantenere in esercizio i templi piu' grandi, che sono percio' arrivati fino a noi in condizioni accettabili. Per non parlare poi dell'usanza, iniziata nell'ultimo decennio, da parte dei potenti del regime oggi imperante in Birmania, di costruirsi il proprio "stupa": ci sono decine di pinnacoli qua e là,  lucidi e scintillanti, che stonano non poco accanto a ben piu' nobili pagode che trasudano antichità da ogni mattone. Ma tant'è, forse la mania di grandezza che ha permesso di realizzare, quasi mille anni fa, monumenti cosi' grandiosi e numerosi, continua ad albergare anche nei potenti attuali, percio' non possiamo stupircene piu' di tanto. Speriamo solo che si fermino in tempo prima di rovinare irrimediabilmente questo tesoro.

 

 

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