Diario di viaggio

IL DIARIO DEI NOSTRI VIAGGI

Questo è il nuovo sito dei nostri viaggi, con alcune novità:

  • è un blog, quindi non piu' una semplice vetrina, ma un luogo d'incontro
  • chiunque puo' intervenire con commenti, richieste, suggerimenti
  • cliccando su "Le nostre mete" (o sul menu' in alto) si possono vedere tutti i posts relativi ad un viaggio particolare
  • non solo è piu' semplice l'interazione, ma anche l'aggiornamento, quindi speriamo di riuscire a completare le descrizioni di ogni singolo viaggio in tempi accettabili
  • lo useremo, potendo, anche nel corso dei prossimi viaggi, quindi con aggiornamenti in diretta e notizie fresche
Ultimi posts
Cina

cina-300px2

Cambogia

angor_300px2

Birmania

birmania-300px

Laos

laosx3001

India

Nepal

Ai piedi dell'Everest, un Paese che racchiude meraviglie d'altri tempi, sempre in bilico tra tradizione e modernità

Sicilia

Lasciaci un tuo commento

26 novembre 2011 2 commenti

Se passi di qua e ti piace questo diario, lasciaci un tuo commento o almeno un saluto. Ci fara’ molto piacere e magari potremo scambiarci impressioni e idee su questi e su altri possibili viaggi

Ciao e grazie
Carla & Fabio

PS: non fate caso alle date, servono solo a mettere in ordine le descrizioni, ma vi assicuro che il blog è costantemente in aggiornamento

Londra

27 ottobre 2011 Nessun commento

Vista dal Millennium Bridge

Vista dal Millennium Bridge

Londra è un po’ la nostra seconda città, forse il posto in Europa dove abbiamo trascorso piu’ tempo, dopo Milano.

Sarà la sua atmosfera internazionale, di città aperta, multiforme, sempre uguale, ma sempre diversa. Sarà il contrasto tra tradizione e cambiamento, tra passato e futuro, tra nuovo e antico. Sarà il tempo metereologico, con i suoi cambiamenti repentini tra limpido e piovoso, tra vento gelato e tiepido sole, in un’alternanza che rivela scorci inattesi e panorami intensi. Per tutto questo, ma non solo, Londra è la nostra città preferita, di gran lunga più attraente di Parigi, Madrid o Berlino. E per questo, appena possiamo, ci torniamo più che volentieri.

Ci siamo stati innumerevoli volte, per un week end o per periodi piu’ lunghi, senza mai annoiarci. A Londra si possono fare tantissime cose, scoprire angoli nascosti,  visitare monumenti, partecipare a manifestazioni: si trova sempre qualcosa di nuovo, di mai visto, di inatteso.

Vi daremo, un po’ alla volta, qualche spunto e qualche suggerimento – seguendo i link qui sotto – per riempire magari un ritaglio di tempo o qualche serata, dopo aver visitato i luoghi canonici, come ogni guida comanda.
Naturalmente, ogni suggerimento è benvenuto, tanto noi, prima o poi, ci torneremo.

A piedi dal Big Ben al Tower Bridge
London by bus
The Ceremony of the Keys
Parliament House
The Court of Justice
……….

Categorie:Londra Tag:

Londra – A piedi dal Big Ben a Tower Bridge

26 ottobre 2011 Nessun commento

Girare a piedi per Londra è un modo per apprezzare veramente questa città e per scoprire attrazioni e piccoli tesori ad ogni passo.
L’offerta di “camminate guidate” è veramente infinita. Se volete farlo con una guida di alto livello e soprattutto approfittando dell’occasione per un full immersion di inglese, provate alla  London Walks, che ogni giorno vi porta nei luoghi piu’ belli e poco conosciuti della città.

House of Parliament, Big Ben e Victoria tower

Uno dei percorsi piu’ panoramici è invece quello che vi descrivo di seguito, che potete fare tranquillamente da soli.
Si inizia dal Big Ben, la torre oraria piu’ famosa del mondo (fermata metro: Westminster).  Prendete il ponte che attraversa il Tamigi (Westminster Bridge) da cui si gode la migliore e piu’ famosa vista su House of Parliament e la Victoria Tower.
Appena attraversato il ponte, si scende a sinistra verso la London Eye, la grande ruota che gira lentamente e che offre una vista incredibile non solo sulla città, ma anche sui dintorni. Un giro sulla ruota è un po’ costoso (circa 36 Euro per un adulto), ma ne puo’ valere la pena.
Dal London Eye inizia un percorso pedonale (il  Southbank Walk) che vi condurrà, con qualche piccola interruzione, fino al Tower Bridge. Lungo il percorso si trovano musei, punti panoramici e luoghi storici che vi faranno trascorrere molto piacevolmente una mezza giornata. Non mancheranno poi ristoranti, pubs e Cafè per tutti i gusti.
Appena prima del London Eye si trova l’Acquario di Londra ed il London Film Museum.  Poi, preseguendo verso nord, si aprono sulla destra i Jubilee Gardens. Si passa sotto ad un primo ponte ferroviario (con a fianco anche un percorso pedonale che consente di attraversare il Tamigi e di arrivare alla stazione di Charing Cross), mentre il fiume comincia a curvare verso destra. Si costeggia quindi la Festival Hall, contornata di Caffè e Ristoranti, si passa ancora sotto al Waterloo Bridge e successivamente al Blackfriars Bridge, il famoso ponte dei Frati Neri a noi tristemente noto per le oscure vicende che riguardavano il banchiere Calvi.

The Tate Modern dal Millenium Bridge

Da questo punto il percorso pedonale prende il nome di Jubilee Walke in alcuni punti si allontana di qualche decina di metri dal fiume. E’ comunque sempre ben segnalato e non ci si puo’ perdere. Appena passato il Blackfriars bridge, si intravede sulla destra la grande costruzione in mattoni rossi della Tate Modern, una vecchia centrale abbandonata e recuperata come Galleria d’Arte moderna, che merita senz’altro una sosta ed una visita. Contiene opere dei piu’ importanti artisti moderni e contemporanei, mostre tematiche, performances artistiche e seminari di approfondimento, il tutto presentato con l’utilizzo dei piu’ moderni strumenti mediatici e tecnologici. Dal panoramicissimo bar del settimo piano, si gode una splendida vista sulla City, raggiungibile in pochi minuti attraversando il Millennium Bridge, costruito, per la fine del millenio, esattamente di fronte alla Tate Modern.

The Millennium Bridge verso la City e St.Paul Cathedral

Riprendendo il cammino lungo il fiume, si trova subito lo “Shakespeare’s Globe“, una recente (1997), ma molto fedele ricostruzione del Globe Theatre, di epoca elisabettiana, in cui lavoro’ William Shakespeare, che era anche proprietario di una quota. Si tratta di una costruzione circolare interamente in legno di quercia, al cui interno c’è un palcoscenico aperto su tre lati, circondato da un cortile scoperto e da tre livelli di gallerie per il pubblico. E’ percio’ un teatro molto particolare, che favorisce il contatto tra attori e pubblico, facendo rivivere la magica atmosfera che circondava il teatro quattro secoli fa. L’originale, del 1599, ando’ distrutto pochi anni dopo l’inaugurazione. Nuovamente ricostruito, cadde in disuso e fu abbattuto definitivamente nel 1644.
Riprendendo il cammino lungo il fiume, si oltrepassano altri due ponti (uno stradale, il Southwark Bridge e uno ferroviario) e, allontanandosi di qualche decina di metri dal fiume, si raggiunge il quartiere di Borough – Southwark, con interessanti attrazioni.
La prima è la ricostruzione (1973), ancora molto fedele, del Golden Hinde (La Cerva dorata, ma inizialmente battezzato Pelican), un galeone con cui Sir Francis Drake’s circumnavigò il globo dal 1577 al 1580. La riproduzione ha effettivamente solcato gli oceani fino al 1996, anno dal quale galleggia appunto in questo molo lungo il Tamigi, meta di centinaia di scolaresche e di turisti. E’ comunque interessante visitarla, almeno per rendersi conto degli spazi angusti in cui vivevano, per anni interi, i marinai dell’epoca alla scoperta di nuovi mondi.
Accanto al galeone, affacciato sul Tamigi, c’è un altrettanto interessante pub, dove consiglio di fare una sosta e di concedersi qualche piatto tipico accompagnato da ottima birra.

Da qui non si puo’ proseguire lungo il fiume, ma bisogna rientrare un po’, lungo Cathedral Street dove si affaccia, come suggerisce il nome, la Southwark Cathedral, nota anche come St.Mary Overie (Over the River). Si tratta di una chiesa del 1273, a croce latina, con tre navate, transetto e una grande torre: una delle prime e piu’ importanti costruzioni gotiche della città. L’interno è molto elegante e merita senz’altro una visita.

La navata centrale di Southwark Cathedral

Proprio di fronte alla cattedrale, sull’altro lato della strada, inizia il Borough Market, un mercato coperto dedicato principalmente ai generi alimentari, sia inglesi che internazionali, aperto però solo dal giovedi al sabato. Vi si possono trovare varie bancarelle dove si cucinano specialità locali e internazionali: dagli involtini primavera cantonesi alla polenta e funghi nostrana, per non parlare di dolci e pasticcini vari.
Se il mercato è chiuso, al numero 1 di Bedale Street (la continuazione di Cathedral Street), c’è la Patisserie Lila, degna di nota per le sue torte “fatte in casa”.

Il percorso continua raggiungendo l’incrocio tra Bedale Street e Borough High Street e girando a sinistra su quest’ultima trafficata via. Dopo 100 metri si gira a destra su Duke Street Hill. Si oltrepassa il London Dungeon (il Museo del terrore, dove si paga per farsi spaventare da attrazioni sempre nuove e sanguinolente) e, all’altezza del Winston Churchill’s Britain at War Experience (il Museo della seconda guerra mondiale) si attraversa “The Hays Galleria” sulla sinistra (un tempo fabbrica di birra, poi, dal 1850 circa e per 100 anni trasformato in un molo coperto, da cui nel XIX secolo transitava l’80% del tea importato dalle navi inglesi), si ritorna in riva al fiume e si prosegue verso est.

Per gli appassionati di navi militari, si puo’ visitare la HMS Belfast, una nave Museo del tempo della seconda guerra mondiale (che compare anche nel film Harry Potter e l’ordine della Fenice), ormeggiata nel Tamigi e collegata da una passerella.

Proseguendo ancora verso est si giunge finalmente alla City Hall, una costruzione futuristica in vetro che ospita il governo dell’area metropolitana di Londra (la City piu’ tutta la periferia). Costruita da Norman Foster nei primi anni del 2000, è una costruzione molto interessante a forma di uovo (per minimizzare la superficie esterna e risprmiare energia) o, come la definì Livingstone, il primo sindaco ad utilizzarla, un “testicolo di vetro”. Al suo interno c’è un percorso elicoidale, una specie di passerella che sale in cima fino alla “London Living Room” (raramente aperta al pubblico) da dove si gode uno spettacolo notevole sul Tower Bridge e sulla City. Sul pavimento del piano seminterrato si trova una enorme foto aerea di Londra, dove, camminandoci sopra, si possono riconoscere tutti i luoghi piu’ noti della città.

Appena fuori della City Hall, una scalinata porta sul Tower Bridge, tra i monumenti piu’ caratteristici di Londra, che si puo’ attraversare a piedi ammirandone gli enormi tiranti azzurri e le eleganti torri di sostegno. Sull’altro lato del ponte si trova la Tower of London (vedi il post The Ceremony of the Keys), nei cui pressi c’è la fermata della metro Tower Hill.
Qui si conclude questa piacevole camminata lungo il Tamigi.

Categorie:Londra Tag:

Londra – The Ceremony of the Keys

24 ottobre 2011 Nessun commento

Uno dei "Yeoman Warder"

Uno dei "Yeoman Warder"

La “Ceremony of the Keys” (la Cerimonia delle Chiavi) è una di quelle manifestazioni che mostrano come l’Inghilterra sia ancora, caparbiamente, legata alle sue tradizioni piu’ antiche.
Non solo per la Cerimonia in sè, ma anche perchè, per parteciparvi, bisogna spedire una lettera (proprio una di quelle buste che si imbucano nella cassetta rossa e che poi il portalettere ci consegna a casa!) con un po’ di proprie informazioni e poi attendere la conferma ed i biglietti d’ingresso. Non sono ammesse richieste via fax, via telefono o via mail. Non sono ammesse richieste dai Tour Operators o da altre organizzazioni turistiche. Proprio come una volta.
Nonostante questo, il pubblico che partecipa a questo evento è veramente molto e bisogna scrivere con grande anticipo, per poter trovare dei posti disponibili. Percio’ non è facile accedervi, soprattutto in una vacanza programmata magari all’ultimo momento.

In parole semplici, si tratta dell’operazione di chiusura di alcuni portoni che racchiudono la parte piu’ interna della Torre di Londra e del trasporto delle chiavi al posto di guardia. E’ un’operazione che avviene tutte le sere, alle 10 precise, con qualunque condizione atmosferica, ininterrottamente da quasi 700 anni. Senza eccezioni. Di questo, chi ci accompagna, va particolarmente fiero.

Il ritrovo è alle 21:30, fuori dal cancello principale (lato …). Chi è munito di biglietto (ricevuto con la famosa lettera di conferma di cui sopra) entra, chi non ce l’ha puo’ implorare fino al mattino successivo, ma non entra.
Il gruppo degli ammessi (una trentina per sera), attraversa la Middle e la Byward Towers, percorre nell’oscurità il Water Lane, un viale lastricato, fino alla Traitor’s Gate, vicino alla Bloody Tower archway, uno dei passaggi nel secondo giro di mura interne, dove si assisterà alla rappresentazione.  Il Yeoman Warder (una delle guardie della Torre, note come “Beefeaters”) che ci ha fatto entrare e ci accompagna, comincia a raccontare quello che vedremo, alternandolo con aneddoti che fanno ridere a crepapelle gli inglesi presenti, ma che in realtà non riusciamo a cogliere.

Chief Yeoman Warder

Chief Yeoman Warder

La cerimonia vera e propria inizia alle 21:53 precise, quando il Chief Yeoman Warder (il capo dei Beefeaters) esce dalla Byward Tower, vestito con un lungo cappotto rosso e un cappello Tudor in testa, con in mano una lanterna e le famose chiavi in questione. Scortato da alcune guardie, chiude prima i cancelli ed i portoni piu’ esterni, dai quali eravamo entrati, poi, avvicinandosi al luogo dove ci troviamo, viene fermato da una sentinella appostata vicino alla Bloody Tower, al grido di “Halt, who comes there?” (altolà, chi va là?). “The Keys!” risponde il drappello, che si è fermato all’improvviso. “Whose Keys?” grida ancora la sentinella. “Queen Elizabeth’s Keys!” rispondono. “Bene, vengano avanti le chiavi della Regina. Tutto va bene” è la conclusione della sentinella e tutti insieme attraversano la Bloody Tower archway, seguiti dal gruppo di visitatori che si affrettano a posizionarsi nel cortile interno, dove è schierata l’intera guarnigione di guardia alla fortezza, per assistere all’ultima parte della cerimonia.

God preserve the Queen Elizabeth!

God preserve the Queen Elizabeth!

Il Chief Yeoman Warder si ferma in un punto preciso, alza il suo buffo cappello Tudor e grida “God preserve the Queen Elizabeth!” (Dio salvi la regina), tutte le guardie in coro rispondono “Amen” e in quell’esatto momento, con una precisione degna di ben altre situazioni, la campana della Torre scocca le 22:00. Un trombettiere poi suona il “Silenzio”, le chiavi vengono riposte al corpo di guardia e tutto finisce. Il gruppo di turisti, dopo qualche altra storiella divertente raccontata dal Beefeater, esce da una porta secondaria (che in realtà è, sorprendentemente, ancora aperta).

Niente di superlativo, quindi, pero’ nell’insieme una cerimonia simpatica e soprattutto “intima”: niente folle oceaniche, come al cambio della guardia a Buckingham Palace, niente turismo industriale. Semplicemente un esempio di quanto nel cuore degli Inglesi alberghi ancora la nostalgia per i tempi andati.

Per avere notizie ufficiali sull’evento (come fare a parteciparvi e soprattutto avere informazioni sulla disponibilità) potete andare qui.
E, magari, fateci sapere se riuscite a partecipare e naturalmente le vostre impressioni !

Categorie:Londra Tag:

L’India

11 gennaio 2011 Nessun commento

In India ci siamo andati due volte. L’India è grande come un continente ed anche con due viaggi si riesce a visitarne una parte veramente limitata.

mappa-india-nord

Il primo viaggio, nell’inverno 2004-2005, pochi giorni dopo il disastroso Tsunami che ha sconvolto le coste indiane orientali e lo Sri Lanca, ci ha portato nelle mete classiche del nord: Dehli, Jaipur, Agra, Kahjurao, Varanasi (e poi Katmandu, in Nepal). E’ stato il primo contatto con la realtà indiana e le immagini dell’estrema povertà, cruda, a volte quasi insopportabile, ci rimarranno per sempre nella mente, in un crescendo nelle varie tappe del viaggio, fino alla città di Varanasi, lungo il sacro fiume Gange. Il successivo spostamento a Katmandu è arrivato quasi come una liberazione.
Il Taj Mahal, ad Agra, e gli elaborati templi di Kajuraho sono delle meraviglie che da sole valgono l’intero viaggio. Mentre veder sorgere il sole sulle tranquille acque del Gange a Varanasi, con le scalinate brulicanti di pellegrini che pregano e si immergono in quelle acque che hanno magari appena accolto le ceneri dei loro cari, è un’esperienza che non lascia indifferenti.
Anche gli spostamenti tra una meta e l’altra sono stati particolarmente interessanti. Non solo in pulman, con autista Sick con turbante e aiutante uomo-freccia che col braccio fuori dal finestrino segnala i cambi di direzione, ma anche in treno, con distribuzione del the inclusa, e soprattutto in auto, nelle dodici ore di trasferimento tra Kajuraho e Varanasi – perchè il nostro aereo è rimasto a terra per la nebbia – lungo specie di sentieri, a volte di sassi, altre in terra battuta, che definire ‘strade’ sarebbe stato improprio.

mappa-india-sud Nel secondo viaggio, tra dicembre 2010 e gennaio 2011, ci siamo invece dedicati al sud: Tamil Nadu, lo stato piu’ importante per l’induismo, e Kerala, una sottile striscia di territorio che occupa la costa occidentale fin quasi alla punta piu’ meridionale. Il primo con i suoi templi colorati e affollati (Chennai, Mamalipuram, Pondicherry, Tanjore, Trichy, Madurai), il secondo invece regno incontrastato della natura (Periyar, Kumarakum, Kochin) e dove la povertà è meno evidente, attenuata, forse, dall’influsso del cristianesimo, importato dai portoghesi, che qui ha il maggior numero di seguaci.
Il nuovo impatto con la cruda realtà indiana è stato questa volta meno impressionante, forti dell’esperienza precedente. Ma in ogni caso risulta sempre difficile capire come in un Paese che si presenta ormai come uno dei principali attori nel campo delle moderne scienze informatiche, mediche, tecnologiche, possano continuare ad esistere situazioni di estrema povertà, di degrado, di evidente promiscuità tra esseri umani, rifiuti ed animali, di riti e gesti giustificati piu’ da atavica superstizione che da fede vissuta.

(cliccare sulle mappe per ingrandirle)

Di seguito, come sempre, un po’ di dettagli e impressioni su quanto visto.  Basta cliccare sui link qui sotto per i singoli post.

Chennai
Mamalipuram
Pondicherry (Puducherry)
Tanjore (Tanjavur)
Trichy
Madurai
Periyar
Kumarakum
Kochin

Il viaggio in Cina – Dicembre 2008/Gennaio 2009

28 gennaio 2009 Nessun commento
Itinerario del viaggio

Itinerario del viaggio

Da molto tempo volevamo andare in Cina, ma per un motivo o per l’altro non c’eravamo mai riusciti. Dopo aver visitato quasi tutto il sud-est asiatico, pero’, non potevamo aspettare ancora, quindi, finalmente, ci siamo arrivati.
Non abbiamo visto moltissimo della Cina, soprattutto della Cina antica o rurale. Ormai le citta’, soprattutto le piu’ grandi, sono sempre piu’ simili a tutte le citta’ del mondo,  industrializzate e commerciali come tutte, brulicanti di gente, piene di traffico.
La Cina che sognavamo, che abbiamo visto nei film o nei documentari di qualche decennio fa non esiste piu’: ogni monumento e’ stato restaurato cosi’ bene che sembra nuovo, perfettamente lucidato e rimesso a nuovo. I quartieri piu’ vecchi delle citta’ spariscono in una notte, sostituiti da grattacieli che crescono come i funghi: a Shanghai, il ritmo di crescita dei palazzi e’ di un piano ogni mezz’ora. Ora si va in Cina per vedere l’ultimo ritrovato della tecnologia, come il treno a levitazione magnetica, o il grattacielo piu’ alto del mondo, non piu’ per i mandarini della Citta’ Proibita o per il Tempio del Cielo.

Andare in Cina e’ comunque un’esperienza unica, imperdibile: ogni cosa e’ grande, enorme, dalla Muraglia cinese, all’esercito di terracotta, ai tipi diversi di ravioli al vapore.

Pechino

Xian <— NUOVO !!

Shanghai

Guillin

Hong Kong

Categorie:Cina Tag:

Cina – Pechino (Beijin)

27 gennaio 2009 Nessun commento
All'aeroporto di Beijin, ci accoglie un cartello delle Olimpiadi appena concluse

All'aeroporto di Beijin, ci accoglie un cartello per le Olimpiadi appena concluse

Il nostro viaggio cinese inizia a Pechino (Beijin), dopo un viaggio di circa 12 ore. E’ il 27 dicembre, mattino.
Ci accoglie un vento gelido ed un cielo grigio che proprio non ci fanno una buona impressione. Incontriamo la nostra guida, Marino, che ci accompagnera’ fino a Shanghai: un ragazzone sempre sorridente e contento, parla abbastanza bene l’italiano. A prima vista ricorda uno di quei grossi panda che siedono pazienti a terra mentre mordono un bamboo. Sara’ una buona guida.

Il tour inizia subito con la visita al Tempio del Lama, poi una breve sosta in albergo ed infine la visita a Piazza Tian’anmen.

Poi, finalmente, una bella dormita, tanto desiderata.

Gli aquiloni, una vera passione cinese

Una venditrice di aquiloni, una vera passione cinese

Il secondo giorno (28 dicembre) la visita continua con la visita al Palazzo d’Estate, residenza estiva degli Imperatori e nel pomeriggio alla Citta’ Proibita. Poi, spettacolo di acrobati, molto bello, nonostante sia la solita tappa turistica.

La terza giornata (29 dicembre) comincia molto presto: trasferimento in pulman verso la Grande Muraglia (un vento gelido ci accompagna per tutto il giorno, anche se il sole non manca). Ritornati a Pechino, proseguiamo con le tombe degli Imperatori Ming e la caratteristica via Sacra.

Ultimo giorno (30 dicembre): visita al mercato, visita del sobborgo di Hutong (in riscio’) e poi al Tempio del Cielo, ultima tappa della nostra permanenza nella capitale cinese. In serata raggiungiamo l’aeroporto, con destinazione Xian.

Categorie:Cina Tag: , , ,

Cina – Pechino: Il Tempio del Lama

26 gennaio 2009 Nessun commento
Il Padiglione delle Protezione Eterna

Il Padiglione delle Protezione Eterna

Forse per la stanchezza del viaggio, appena terminato, forse per il freddo pungente di una giornata grigia, fatto sta che questo tempio non ci ha impressionato, nonostante venga ritenuto uno dei templi piu’ belli di Pechino.

Venne costruito nel 1694 per Yong Zhen, quarto figlio dell’imperatore Kangxi, della dinastia Qing. Quando il figlio divenne a sua volta Imperatore, fece apportare qualche modifica (come cambiare il colore delle tegole da verde a giallo) e chiamo’ la residenza con il nome di Palazzo dell’Eterna Armonia (Yonghegong, che e’ anche il nome con cui e’ noto attualmente).

Nel 1723 l’Imperatore dono’ una parte del Palazzo ad alcuni monaci lamaisti (seguaci del Dalai Lama) ed in seguito l’intero edificio fu dedicato al culto buddhista (al contrario di altri templi, come il Tempio del Cielo, in cui veniva praticata la religione di stato, il confucianesimo) e fu ampliato anche con la costruzione di un monastero, che ospitava monaci e studenti dell’ordine monastico tibetano. Per i due secoli successivi – fino al 1960 – questo monastero fu considerato uno dei centri piu’ importanti del Lamaismo fuori dal Tibet.

Riti propiziatori buddhisti

Riti propiziatori buddhisti

Con la rivoluzione Culturale (1960) il Tempio ed il Monastero vennero occupati dalle guardie rosse, i monaci mandati a lavorare nei campi e vennero risparmiati dalla devastazione grazie all’intervento di Zhou Enlai.

Dal cortile d’ingresso, che affaccia su una strada trafficatissima, per un lungo viale alberato si giunge all’ingresso principale, dove una grande porta (l’Arco d’Onore) conduce al primo cortile, con grandi statue simboliche. In questo cortile si trovano anche la torre del Tamburo e la Torre della Campana, che venivano suonati per scandire i momenti della giornata buddhista.

Il complesso del tempio e’ costituito da una serie di palazzi (5 in tutto) e cortili (nei palazzi non si possono fare foto o riprese, per cui non ho alcun documento, solo all’esterno e’ possibile filmare). I palazzi hanno come sempre nomi altisonanti: Padiglione dei Re Celesti, Padiglione dell’Eterna Armonia, Padiglione della Protezione Eterna, Padiglione della Ruota della Legge, Padiglione della Felicità. Tutti contengono statue del Buddha e dei guardiani della divinita’, oltre ad altri oggetti simbolici buddhisti.
Nei cortili i fedeli compiono riti propiziatori, bruciando bastoncini di incenso o tirando monetine verso un enorme incensiere di bronzo (al livello raggiunto dalla moneta,  corrispondera’ un lavoro piu’ o meno buono per il tiratore).

Categorie:Cina Tag: , ,

Cina – Pechino: Piazza Tian’anmen

25 gennaio 2009 Nessun commento
Foto ricordo in Piazza tian'anmen

Foto ricordo in Piazza Tian'anmen

La visita di Piazza Tian’anmen è stata senz’altro uno dei momenti piu’ emozionanti di tutto il viaggio. Questa piazza, sembra sia la piu’ grande del mondo – 800 metri per 500 – ha visto alcuni dei momenti piu’ significativi ed anche piu’ tragici della storia del 900.  Ne ricordo solo alcuni, i piu’ significativi e quelli che difficilmente dimenticheremo, noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere in questo secolo di grandi avvenimenti: la proclamazione della Repubblica Popolare cinese, da parte di Mao Zedong – 1 ottobre 1949, davanti ad un milione di persone; la protesta e la strage di studenti che chiedevano democrazia e libertà – il 4 giugno 1989 – ad opera dei carri armati di Deng Xiaoping.

Proprio quest’ultimo, tragico avvenimento, che la guida ha ricordato e spiegato come necessario per il bene della Cina (??), e’ stato motivo di particolare commozione durante tutta la visita.

Il freddo e’ sempre pungente, anche se i raggi del sole al tramonto hanno un po’ contribuito a renderlo piu’ sopportabile.

Arriviamo alla piazza da sud-est, dal lato della vecchia stazione ferroviaria. Appena girato l’angolo del viale che ci immette nella grande piazza, il colpo d’occhio e’ impressionante, per la grandezza degli spazi e dei palazzi che la circondano.

La Porta Qianmen

La Porta Qianmen

Al centro del lato meridionale della piazza sorge l’immensa Porta Qianmen, la porta del Sud Esatto, un tempo parte integrante delle mura della città interna. Da questa porta l’Imperatore usciva, in suntuoso corteo, verso il Tempio del Cielo.

Dal lato opposto, quello settentrionale, sorge l’altrettanto imponente Porta Tian’anmen, Porta della Pace Celeste, attraverso cui si accede alla Città Proibita. La porta tian’anmen e’ sovrastata dall’immenso ritratto di Mao.

I lati della piazza sono delimitati, ad occidente, dal Palazzo del Popolo – il Parlamento – costruito negli anni cinquanta in soli dieci mesi: vi si trovano una sala da 10.000 posti per le assemblee ed una sala per banchetti capaci di ospitare 5.000 convitati. A fianco, il palazzetto della Banca di Cina.
Sul lato opposto, ad oriente, si trovano il Museo della Storia Cinese ed il Museo della rivoluzione.

Il Monumento agli Eroi del Popolo

Il Monumento agli Eroi del Popolo

Al centro della piazza sorge il Monumento agli Eroi del Popolo, un obelisco di 36 metri costruito nel 1958,  e, a fianco, il grandioso Mausoleo di Mao, dove, dentro una teca di cristallo, migliaia di visitari ogni giorno possono vedere il corpo imbalsamato del grande Padre del paese. Fu costruito in soli 9 mesi nel 1977, utilizzando materiali provenienti da tutte le proovincie cinesi, col contributo di 700.000 volontari.

Il Mausoleo di Mao

Il Mausoleo di Mao

Si accede alla piazza solo attraverso metal-detectors, presidiati da poliziotti molto scrupolosi. Inoltre militari e polizia sono dappertutto, armati, a piedi o a bordo di pulmini che lentamente continuano a girare tra i turisti. La pulizia della piazza è assicurata da numerosi spazzini, che muniti di scopa e secchio camminano zigzagando tra la gente e raccogliendo anche i rifiuti piu’ insignificanti.

Pechino – Il Palazzo d’Estate

25 gennaio 2009 Nessun commento
Palazzo d'Estate - Il Padiglione della Benevolenza e della Longevità

Palazzo d'Estate - Il Padiglione della Benevolenza e della Longevità

Ogni dinastia imperiale che si rispetti, ha il suo palazzo per il soggiorno estivo, un luogo ameno dove trascorrere i mesi piu’ caldi, lontano (ma non troppo) dalla capitale del regno.
Di sicuro questo palazzo, in inverno, stagione in cui l’abbiamo visitato noi, non è particolarmente attraente, incastrato tra gli spessi ghiacci che rendono il lago Kunming percorribile a piedi e investito dal vento gelido che scende dalla Montagna della Longevità.
Il palazzo originale venne edificato dall’imperatore Qianlong (dinastia Qing) attorno al 1750. Amante della natura in tutti i suoi aspetti, l’imperatore intraprese numerosi viaggi verso il sud della Cina, portando con sè parecchi pittori con il compito di ritrarre tutti i paesaggi piu’ caratteristici, che in seguito furono riprodotti nel grande Giardino delle Acque Limpide, il suo Palazzo d’Estate edificato in onore della madre Niuhulu.

Palazzo d'Estate - Una vista sul lago ghiacciato

Palazzo d'Estate - Una vista sul lago ghiacciato

Il palazzo fu in gran parte distrutto dagli Inglesi durante la seconda guerra dell’oppio (seconda metà del XIX secolo) e non utilizzato per lungo tempo dalla reggente del tempo, CiXi, madre dell’ultimo imperatore (quello del film di Bertolucci, per intendenrci). CiXi era una concubina di quinto grado, figlia di un mandarino di basso livello, ma ebbe la fortuna di dare all’imperatore Xian Feng l’unico figlio mascio (Pu Yi, il Piccolo Imperatore, appunto) e grazie a questo ed alla sua scaltrezza riusci a reggere il regno per conto del figlio ancora troppo piccolo per “esercitare”. Fu lei a restaurare il palazzo, stornando dei fondi destinati alla flotta militare che, ridotta in panne dalla mancanza di sussidi, subi una umiliante sconfitta da parte dei giapponesi.
Il palazza si trova ad una ventina di kilometri a nord di Pechino.

Palazzo d'Estate - Ornamenti del porticato

Palazzo d'Estate - Ornamenti del porticato

Appena superata la porta d’ingresso, si attraversano una serie di cortili su cui affacciano belle costruzioni ancora suntuosamente arredate: il Padiglione della Benevolenza e della Longevità, dove gli imperatori curavano gli affari di stato nel periodo estivo, il Palazzo delle Onde di Giada, dove fu rinchiuso il nipote di CiXi e figlio adottivo dell’imperatore, Guang Xu, spodestato dalla donna con l’aiuto degli eunuchi, la Casa delle Erbe Fragranti, il Padiglione della Risata, da dove la “signora che governa dal Palazzo” (come veniva chiamata) assisteva alle opere teatrali che amava. Sempre nel teatro è conservata la prima auto importata in cina e il ritratto piu’ famoso della donna, eseguito da Chaterin Carl violando molte delle regole imperiali in uso fino allora (non ultima quella secondo cui l’artista non poteva incontrare l’imperatore, ma doveva ritrarlo solo grazie alle descrizioni di chi poteva stare al suo cospetto), che la ritrae con una veste giallo imperiale di taglio manciù su cui spiccano ideogrammi che ricordano la Longevità.

Palazzo d'Estate - Il lungo porticato ligneo

Palazzo d'Estate - Il lungo porticato ligneo

Un lungo porticato (728 metri), tutto di legno e finemente decorato, conduce lungo il lago fino all’estremità del giardino. Sulle travi ed il soffitto del passaggio coperto sono rappresentati motivi floreali, animali e personaggi appartenuti a famose leggende, tutti diversi uno dall’altro. Alla fine del porticato, si giunge alla Nave di Marmo, fatta costruire con grande cinismo da CiXi a ringraziamento dell’ingente somma, destinata alla flotta militare, trafugata per costruire il parco.

Un grazioso ponticello coperto, interamente di marmo bianco, porta su un’isoletta dove si trova il Padiglione della Purezza del Cuore. Forse CiXi aveva bisogno di farsi perdonare i grandi inganni che aveva saputo ordire verso il suo stesso popolo?
Lasciamo questo luogo gelido e torniamo verso la città: ci aspetta la visita alla Città Proibita.

Segue un breve filmato con le parti piu’ rilevanti del giardino del Palazzo d’Estate.

Cina – Pechino: La Citta’ Proibita

24 gennaio 2009 Nessun commento
L'ingresso sud della Città Proibita

La porta Tiananmen, ingresso sud della Città Proibita

La Città Proibita, o Palazzo Imperiale, è senz’altro il monumento simbolo di Pechino.

Ha un’estensione di 720 mila mq, un grande rettangolo circondato da possenti mura e da un fossato, contenente all’interno una serie infinita di padiglioni, sale e palazzi un tempo pieni di arredi ed oggetti preziosi (poi sottratti dagli Inglesi e dai seguaci Chiang Kaishek, che fuggivano a Taiwan)

Fu realizzato da Yong Le, terzo Imperatore della dinastia Ming, tra il 1406 ed il 1420. Conta 9999 stanze (una stanza è semplicemente lo spazio compreso tra 4 colonne, anche se non ci sono le pareti divisorie) in circa 800 palazzi e padiglioni, separati da giardini, scalinate e muraglioni. L’impressione generale è stupefacente, con il suo susseguirsi di tetti ricurvi, cortili, terrazze, possenti colonne e troni dorati, anche se a ben guardare tutto e’ cosi’ in ordine e ben dipinto a colori vivaci che sembra fatto ieri. In realta’, un pesante intervento di restauro precedente alle Olimpiadi (ed in parte ancora in corso) ha riportato il complesso imperiale ad uno splendore un po’ troppo artificiale.

Comunque, ripensando alla storia passata tra quelle mura e quei palazzi, ai 24 Imperatori che l’hanno abitato, ai mandarini che vi sono transitati, alle migliaia di guerrieri schierati negli innumerevoli cortili, si dimenticano in breve tempo gli interventi restaurativi un po’ troppo pesanti e ci si immedesima in fretta nell’atmosfera dell’antica Cina, che spesso ci ha affascinato nei grandi film storici qui ambientati.

La Sala dell'Armonia Suprema

La Sala dell'Armonia Suprema

La vista inizia dal primo cortile, a cui si accede attraverso la porta Wumen (col sovrastante faccione di Mao Tzedong) e da qui prosegue con un susseguirsi di porte, cortili, terrazze, palazzi e cosi’ via, immersi nella architettura simbolica del confucianesimo e imperiale. Si percorre cosi’ uno dei 5 ponti sul fiume dorato, che simboleggiano le 5 virtu’ cardinali del confucianesimo, si passa ai piedi di immensi leoni di bronzo, simbolo dell’Imperatore, si attraversa la porta dell’Armonia Suprema, entrando nella corte principale, capace di contenere fino a 100 mila persone (ricordate il film “L’ultimo Imperatore”?).

Davanti a noi ancora una terrazza, sul cui perimetro ci sono enormi contenitori, un tempo pieni d’acqua che serviva per eventuali incendi (ce ne furono molti, nel corso die secoli, anche molto distruttivi), mentre su un livello piu’ alto si trovano 18 incensiere, una per ciascuna delle provincie che componevano l’impero cinese ai tempi della dinastia Ming. Un’altra gradinata conduce ad un enorme dian, alto 35 metri (un grande palazzo, dove possenti colonne di legno sostengono un tetto ricurvo ed estremamente complicato – senza uso di chiodi – tutto splendidamente dipinto). E’ la sala principale del palazzo, chiamata Sala dell’Armonia Suprema, a cui un tempo poteva accedere solo l’Imperatore. Dappertutto draghi che giocano con la perla infuocata, elefanti, gru e tartarughe, simboli del potere, della longevita’, della saggezza. anche sui tetti, file di animali ornano le grondaie ed i bordi.

Ornamenti sui tetti del Palazzo Imperiale

Ornamenti sui tetti del Palazzo Imperiale

Dietro al palazzo un lungo monolito di marmo (lungo 16 metri), raffigurante 9 draghi che si inseguono tra le montagne sacre. Il blocco di marmo, pesante 250 tonnellate, proviene da una localita’ distante 50 km da Pechino. Fu trasportato lungo un canale ghiacciato, scavato appositamente per il trasporto (ingegno d’altri tempi!).

Ancora una porta (della Purezza Celeste), un omonimo palazzo (contenente 4 enormi specchi dell’epoca!), poi la Sala dell’Unione, il Palazzo della Tranquillità Terrestre, contenente dei letti in muratura che potevano essere riscaldati durante l’inverno.

Tra una serie di altri palazzi minori, si giunge alla porta settentrionale, che delimita la Città Imperiale dopo la quale sorge la Collina del Carbone, un tempo parte del palazzo, ma successivamente adibita a deposito, appunto, del combustibile necessario per il palazzo.

Un piccolo documento video, ripreso all’interno del palazzo.

Cina – Pechino: la Grande Muraglia

23 gennaio 2009 Nessun commento
La Grande Muraglia cinese presso Badaling

La Grande Muraglia cinese presso Badaling

Si dice che la Grande Muraglia sia l’unico manufatto umano visibile dalla Luna: gli astronauti che calpestarono la Luna 40 anni fa, non ce l’hanno confermato, ma sembra comunque una di quelle leggende metropolitane destinate a rimanere nell’incertezza. Personalmente sono convinto che la sua larghezza, mediamente di 7 metri, la renda invisibile non solo dalla Luna, ma anche ad un semplice aereo di linea che vi transiti sopra.

Fatto sta che la Grande Muraglia e’ una delle opere piu’ incredibili che l’uomo abbia mai realizzato.

Le sue origini risalgono al VII secolo avanti Cristo, anche se le uniche testimonianze di allora consistono in qualche chilometro di terrapieno difensivo. Nei secoli successivi altri tratti furono costruiti, ma fu solo con la dinastia Qin (221-206 a.c.) che tali segmenti difensivi furono collegati e ampliati, ottenendo un vero e proprio muro continuo, fatto di terra e rinforzato da tronchi e pietre. Vennero anche aggiunti, a distanze regolari, dei forti o torri di avvistamento. Il risultato non era molto diverso da cio’ che possiamo ancora ai nostri giorni ammirare come il “vallo di Adriano”, un muro difensivo costruito dall’imperatore Adriano a difesa del confine nord, in Inghilterra.

In avvicinamento

In avvicinamento

Così rimase per secoli e secoli, cadendo anche in abbandono per larga parte, ridotta a un cumulo di sassi. Fu solo con l’avvento della dinastia Ming (1368 – 1644) che la muraglia venne di nuovo considerata indispensabile e ne fu iniziato il restauro. Questo consisteva nel rivestire di pietra il terrapieno preesistente, dandole infine l’aspetto attuale: una specie di corridoio sopraelevato, percorribile a cavallo o con i carri, largo 5 metri, protetto sul lato nord da una merlatura alta un metro e mezzo, adatta a proteggere chi la percorreva. La larghezza era tale da consentire il transito di 10 fanti appaiati o di 5 cavalieri. A distanza regolare vennero erette delle torri di guardia, con stanze e magazzini. L’altezza della muraglia e’ generalmente di 8 metri, mentre le torri arrivano a 10 – 12 metri. La lunghezza totale, anche se c’e’ chi dice non sia mai stata misurata correttamente, e’ di circa 6,350 chilometri, estendendosi dal mare (golfo di Bohai – Oceano Pacifico) fino al deserto dei Gobi. Un tempo assolutamente ininterrotta, oggi ha un solo varco, attraverso cui passa la ferrovia transmongolica.

Una pausa, prima di ripartire

Una pausa, prima di ripartire

Per la sua enorme estensione, per il fatto che era quasi completamente percorribile con carri e cavalli, che era costantemente presidiata e difesa, la Grande Muraglia costituì, più che una difesa dalle scorribande delle popolazioni nomadi che abitavano i territori a nord, un mezzo di comunicazione, permettendo e facilitando i traffici di merci e gli scambi commerciali e rafforzando l’unione dell’impero. Peraltro, se da un lato proteggeva da ingressi indesiderati, dall’altro impediva le uscite e gli scambi culturali col mondo che viveva a nord, contribuendo all’isolamento dell’ “Impero di Mezzo”, rafforzando nei cinesi la convinzione di abitare al centro della Terra.

Per oltre 1500 anni, in Occidente non si seppe nulla della Grande Muraglia, lo stesso Marco Polo non ne fa cenno nel suo “Il Milione”, avvalorando la tesi, secondo alcuni, che il viaggiatore veneziano non sia nemmeno mai andato in Cina.

Ai nostri giorni se ne puo’ visitare una piccola parte, non lontana da Pechino, accuratamente restaurata e dotata di tutti i servizi necessari alla “fruizione” turistica. Noi siamo stati fortunati, perche’ l’abbiamo vista e calpestata in una splendida giornata di sole, anche se soffiava un vento fortissimo (in un punto nel filmato qui sotto se ne vedono le conseguenze) a 5 gradi sotto zero. La nostra visita e’ stata anche posticipata di un giorno, a causa del maltempo. Parecchi punti del camminamento infatti erano ancora coperti da un sottile strato di neve caduta il giorno prima, che rendeva il tutto ancora piu’ unico e suggestivo.

Categorie:Cina Tag: ,

Cina – Pechino: le Tombe dei Ming e la Via Sacra

22 gennaio 2009 Nessun commento
La Porta del Drago e della Fenice

La Porta del Drago e della Fenice

Di ritorno dalla visita della grande muraglia, ormai alla fine del pomeriggio e ancora a 50 chilometri da Pechino, ci fermiamo alla necropoli della Dinastia Ming, dove sono 13 tombe di Imperatori, su un totale di 16 appartenenti alla dinastia, in una zona incastrata tra i monti Yanshan. I 3 mancanti, i primi della dinastia, sono sepolti a Nanchino, iniziale capitale dell’Impero. Delle 13 tombe, solo due sono state restaurate e sono aperte al pubblico: la tomba Chang Ling, contenente l’imperatore Yongle (terzo della dinastia, 1403-1424) e la tomba Ding Ling dell’Imperatore Wanli (tredicesimo Ming, 1573-1620), che ospita il mausoleo ed il museo.

In realtà visitiamo ben poco: il cortile principale, la sala principale della tomba Ding Ling, con il mausoleo ed il museo. Il resto, pare, e’ chiuso al pubblico. Nel museo sono ospitati una piccola parte dei tesori ritrovati nella tomba: brocche, tazze, orecchini d’oro e giada, oggetti in porcellana ming azzurra e bianca. Tra tutti spiccano la corona in filigrana d’oro raffigurante due draghi che giocano con una perla, la corona dell’imperatrice con la fenice, abiti ricamati in oro.

La Via Sacra con i Mandarini e con gli animali allineati

La Via Sacra con i Mandarini e con gli animali allineati

La zona piu’ interna della necropoli si raggiungeva, arrivando da Pechino, attraverso la grande Porta Rossa, cui seguiva una strada lastricata lunga sette chilometri, detta il viale degli Spiriti, o via Sacra, nella cui parte terminale, ai lati, sono allineati 24 paia di animali in posizione eretta e accovacciata e 12 statue di mandarini e di militari. Il Viale termina alla porta del Drago e della Fenice, un tempo sbarrata da pesanti portoni. Molti dei piu’ importanti edifici dell’epoca Ming, i palazzi reali, i luoghi di sepoltura, eccetera presentano i simboli del Drago e della Fenice: rappresentavano la forza e la nobilta’ degli Imperatori, a cui si doveva infinito rispetto e sottomissione.

Noi percorriamo il tragitto a piedi, ma al contrario: prima la porta del Drago, la via Sacra ed infine la Grande Porta Rossa, che era l’ingresso vero e proprio a tutta la necropoli.

Il primo filmato mostra la tomba che abbiamo visitato e i cortili interni alla necropoli. Nel secondo si vede la Via Sacra, al tramonto, nella sua parte terminale, con generalil, mandarini e animali allineati lungo il percorso.

Categorie:Cina Tag: , ,

Cina – Pechino: il Tempio del Cielo

22 gennaio 2009 Nessun commento
Il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto

Il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto

Forse per la splendida giornata di sole, forse perche’ stavamo per lasciare Pechino, ma la visita del complesso del Tempio del Cielo e’ uno dei ricordi piu’ chiari e impressionanti dell’intero viaggio.
Due sono le cose che ci hanno colpito e che ci porteremo per sempre ben impresse nella memoria: i cinesi, cittadini qualsiasi di questa enorme città, che, al tiepido sole del mattino, si cimentano in esibizioni artistiche, magari di livello discutibile, ma assolutamente appassionate e sorprendenti. Il filmato qui sotto (parte 1) mostra solo qualche esempio, ma è evidente soprattutto il frastuono di strumenti, canti, grida, che si incrociano e si sovrappongono, in una colorita rappresentazione della voglia di vivere di questa gente.
La seconda cosa è il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto (foto qui sopra), una costruzione enorme, rotonda, che si staglia contro un cielo blu che ne fa risaltare i colori e gli ornamenti.

Quella che va sotto il nome di “Il Tempio del Cielo” è in realtà una vasta area, racchiusa da mura, che comprende una serie di costruzioni, tutte colorate e perfettamente restaurate.

Planimetria del Tempio del Cielo

Planimetria del Tempio del Cielo

Questa grande area era la meta del corteo imperiale, che, lasciando la Città Proibita dalla porta meridionale (porta Qianmen), per piu’ giorni (anche se dista solo mezz’ora a piedi) sfilava attraverso il quartiere popolare che divideva la residenza imperiale dal Tempio del Cielo, in un susseguirsi di cavalieri, portatori di incenso, elefanti, eunuchi, araldi con i vessilli, mandarini (i governatori delle province dell’impero) e poi via via i religiosi, i militari, alla fine l’imperatore con tutta la sua corte e poi ancora musici e cosi’ via per diversi giorni. Il popolo pero’, non poteva guardare la processione, doveva rinchiudersi nelle sue stamberghe e ascoltare solo il frastuono del lungo corteo, finchè non fosse completamente finito. Forse, nella realtà, era l’imperatore che non voleva vedere quanto il suo popolo fosse stracciato e mal nutrito.

L’imperatore si recava al Tempio del cielo per rivolgere, unico autorizzato, le preghiere alle divinita’, per ingraziarsi il padre celeste e chiedere un buon raccolto, per scongiurare le calamità naturali, le guerre e le carestie. All’imperatore era pure riservato il culto degli antenati (esteso successivamente a tutto il popolo dal confucianesimo), le cui tavolette erano custodite nel Padiglione del Cielo.

Dall'altare circolare verso gli edifici a nord

Dall'altare circolare verso gli edifici a nord

Se avesse perso la protezione degli antenati e la benevolenza del Cielo, i segnali evidenti di tale sciagura sarebbero stati catastrofi, cattivi raccolti e il dilagare della corruzione: sarebbe stato il tempo di sostituire l’imperatore indegno con un altro mandato celeste.

L’insieme del Tempio del Cielo si sviluppa da sud a nord (vedi planimetria), in direzione della Città Proibita. Vi si trovano tre edifici principali, partendo da sud: l’Altare del cielo, o Altare circolare, il Padiglione del Cielo, o della Volta Imperiale, e, infine, la costruzione piu’ imponente, il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

La vista verso i grattacieli del centro di Pechino

La vista verso i grattacieli del centro di Pechino

L’Altare Circolare, costruito nel 1530, e’ interamente di marmo bianco, composto da una terrazza a tre livelli, circondata da un muro interno circolare ed uno esterno a pianta quadrata. Era concezione degli antichi cinesi che la terra fosse quadrata ed il cielo una calotta circolare. Pertanto il perimetro esterno doveva rappresentare la terra, quello intermedio il mondo degli esseri umani e quello piu’ in alto il Cielo. Sulla terrazza piu’ alta c’era al centro un disco di metallo che rappresentava il centro della terra. Da li’ partiva tutto un sistema di lastre di pietra, in numero di 9 nel primo giro, il doppio nel secondo giro e cosi via per multipli di 9, fino a 81 nel giro piu’ esterno: 9 è infatti il numero che, per essere la maggiore tra le cifre singole, rappresentava la perfezione dell’imperatore. Su questa terrazza il Figlio del Cielo – l’Imperatore – dopo una notte di raccoglimento e tre giorni di digiuno, entrava in comunicazione con il padre, addossandosi tutte le colpe del suo popolo e invocando solo su di sè il castigo divino. La cerimonia si concludeva bruciando offerte votive in appositi forni di ceramica verde, ancora visibili attorno alla struttura.

L'interno della Volta Celeste imperiale

L'interno della Volta Celeste imperiale

La seconda costruzione (1530) è un’edicola circolare, con diametro di 16 metri e alta 19. La calotta, ricoperta di tegole blu vetrificate poggia su un cerchio sostenuto da otto colonne. Qui venivano conservate le tavolette degli antenati. Di nuovo, questa costruzione è circondata da un muro circolare, a sua volta all’interno di un altro muro a pianta quadrata, con la stessa simbologia dell’altare.

Il terzo ed ultimo edificio, unico nel suo genere, e’ sicuramente il piu’ bello ed imponente: Il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto. E’ costituito da una rotonda alta 38 metri, che sorge su di una triplice terrazza rotonda di marmo bianco, ciascuna bordata da una balaustra bianca ornata di draghi e fenici scolpiti. Otto rampe di scale portano al tempio, quella centrale, a sud, la più ampia, e’ formata a sua volta da tre rampe con in mezzo un tappeto di marmo (come avevamo visto alla Città Proibita). Il Tempio e’ ricoperto da un triplice tetto conico, rivestito di tegole azzurre vetrificate (il colore del cielo) sul quale troneggia una grande sfera dorata simbolo del sole. Il tempio e’ del 1420 (imperatore Yongle), in seguito distrutto da un fulmine nel 1889 e poi ricostruito l’anno successivo esattamente uguale (quindi quello che vediamo e’ praticamente nuovo!). La rotonda di 30 metri di diametro è sorretta da 28 colonne in legno di cedro: le 4 colonne centrali (le Colonne della fontana del Drago) rappresentano le stagioni, le dodici attorno sono i mesi dell’anno, le ultime dodici le ore del giorno. Il tutto, rigorosamente di legno, è tenuto insieme esclusivamente con perni e incastri, senza l’uso di chiodi o altri metalli.

Il Drago, simbolo dell'Imperatore

Il Drago, simbolo dell'Imperatore

La costruzione è completamente e finemente decorata, con i colori del verde, azzurro, bianco e oro e è letteralmente ricoperta col simbolo del drago (vedi foto a fianco) e della fenice, che rappresenta l’imperatrice consorte.

Tutta l’area del Tempio del Cielo è circondata da un grande parco, con porticati e spiazzi lastricati, dove decine e decine di cinesi si cimentano nelle piu’ estemporanee performance artistiche: chi balla al tempo di musiche popolari, chi canta l’opera che ha sentito la sera prima alla radio, chi suona uno strumento, magari indulgendo con qualche musica “occidentale” vedendo il gruppo di turisti d’oltre oceano, chi palleggia con uno strano oggetto volante (un peso con delle piume che lo fanno ricadere sempre dalla stessa parte), chi semplicemente gioca a carte o cerca di vendere qualche souvenir. Di sicuro una delle più belle rappresentazioni dello stile di vita, insieme semplice e austero, di questo popolo felice. Almeno all’apparenza.

Lasciamo questo splendido luogo. Ci aspetta l’aereo che ci porterà a Xian, patria dell’esercito di terracotta e dei ravioli al vapore.

Nel primo filmato una ripresa di questi cinesi artisti.

Nel secondo filmato, le principali costruzioni del Tempio del Cielo.

Categorie:Cina Tag: , , ,

Cina – Xian

18 gennaio 2009 2 commenti

Arriviamo a Xian (si pronuncia “Sian”) che è ormai buio. Il freddo non è da meno, rispetto a Pechino e, nel pulman che dall’aeroporto ci trasporta verso la città, provoca un appannamento generale dei finestrini, tanto che quasi non riusciamo a vedere nulla. Grandi vialoni e svincoli autostradali illuminati a giorno ci fanno capire che qui il turismo è una risorsa e viene gestito alla grande.

Le Mura del XIV secolo

Le Mura del XIV secolo

La città piu’ interna (volevo dire “antica”, ma di antico non abbiamo visto molto) è circondata da possenti mura, ben conservate e restaurate. Sono del 1350 circa, ma costruite, almeno in parte, sul tracciato di preesistenti mura del VII secolo d.C.

La storia di Xian, pero’, è multi-millenaria: risalgono infatti al XI secolo a.C. le prime notizie sulla città, che da allora fu capitale del “Regno di Mezzo” per almeno due millenni, sotto il dominio di ben 13 Dinastie, tra cui la Zhou, la Qin, la Han e la Tang. Nel VI secolo d.C. la città, che allora era chiamata Chang’an, era ritenuta la piu’ grande e popolosa città al mondo, con i suoi ben 84 KM2 di superficie.

Nonostante questo, pero’, non sono molti i segni della prestigiosa storia della città, a parte naturalmente l’Esercito di Terracotta, e passando per le sue ampie vie,  tutte tra loro parallele, intersecate da altre, perpendicolari, si ha un’impressione di città piuttosto anonima, uno dei tanti centri industriali della moderna Cina del neo-comunismo capitalista.

I ravioli al vapore di Xian

I ravioli al vapore di Xian

Prima di arrivare all’albergo,  comunque, ci aspetta un’altra esperienza tipica del luogo, una specialità che caratterizza questa regione dello Shaanxi: la cena a base di ravioli. Questa è infatti, se possiamo fare il paragone, la Bologna della Cina, dove la specialità gastronomica locale unisce alla delicatezza dei sapori, anche la ricercatezza delle forme, riproducendo nella sagona del raviolo, l’animale o la verdura che ne costituiscono il ripieno.

La serata passa percio’ degustando almeno una dozzina di portate di ravioli al vapore, alcuni ottimi, altri meno, senz’altro tutti interessanti e sostanziosi, al punto che alcuni dei commensali danno forfait prima della fine.

Il giorno successivo, 31 dicembre, lo dedicheremo alla visita dell’Esercito di terracotta, alla Pagoda dell’Oca Servaggia, a una breve visita delle mura e a qualche altro reperto minore, per finire, alla mezzanotte, nella grande piazza della Torre della Campana, a festeggiare l’arrivo del nuovo anno, il 2009.

Cina – Xi’an: l’esercito di terracotta

17 gennaio 2009 Nessun commento

Quando il presidente francese, Mitterand, nel 1979, visitò il museo appena aperto con le statue dei guerrieri cinesi in terracotta, esclamo’: “Ma questa è l’ottava meraviglia!”. Oggi i cinesi raccontano felici questo aneddoto, fieri della loro “miniera” ricca di eccezionali reperti archeologici.

Un generale

Un generale

La scoperta di questo tesoro avvenne per caso, nel 1974, quando un contadino che stava scavando un pozzo nel suo campo (vedi nel video che segue il punto “6″ – site of the well), urto’ qualcosa che si rivelò poi una testa di un soldato. Avvertite le autorità, iniziarono scavi sistematici e ne venne fuori uno dei siti archeologici piu’ interessanti del mondo.

Tutto inizia con il re Ying Zheng, della dinastia Qin, autodefinitosi “primo imperatore Qin” (Qin Shihuang). Siamo tra il 238 ed il nel 221 a.C. e tutti gli stati in cui era frazionata la Cina di allora, vennero conquistati e unificati in un unico impero proprio da questo imperatore, ponendo fine all’epoca “degli Stati combattenti”. Illuminato per certi aspetti, ma dispotico e crudele per altri, egli inizio’ un’opera di unificazione tra gli stati conquistati, che si estese dalla moneta ai pesi e misure, al passo delle ruote dei carri (perchè dovevano essere compatibili con le nuove strade), fino al sistema legale, al linguaggio ed agli ideogrammi. Sotto il regno di Qin Shihuang, la Cina diventa un’unica, grande nazione. Vengono potenziate le difese a nord, collegando assieme vari terrapieni fatti di pietre e sassi (dando inizio a quella che diventerà poi la Grande Muraglia), viene esteso il dominio verso sud, fino al mare. Compie anche una grande opera di “unificazione” della cultura, ordinando non solo la distruzione di infiniti libri che spiegavano la dottrina di Confucio salvando solo quelli che trattavano argomenti utili ai suoi fini (la farmacologia, la medicina, l’agricoltura, la tecnica della costruzione dei giardini), ma fece seppellire vivi centinaia di intellettuali che non si piegavano alle sue idee e che avrebbero messo in pericolo la sopravvivenza della dinastia Qin.

Proprio per questo motivo, l’imperatore Qin Shihuang non trascuro’ di costruirsi un monumento funerario, che avrebbe dovuto perpetuare negli anni la supremazia dell’imperatore: un palazzo ed un esercito che anche dopo la sua morte avrebbero continuato ad incutere terrore e rispetto.

Cavalli e cavaliere

Cavalli e cavaliere

Il complesso archeologico è composto da un mausoleo di quasi 400 metri per 400, alto 70 metri, al momento completamente coperto da una piramide di terra e non ancora riportato alla luce. Tutta l’area circostante è cosparsa di “fosse” entro cui ci sono carri e cavalli di bronzo e di terracotta, tombe di dignitari e concubine e, appunto, un intero esercito di terracotta. Finora sono state individuate e scavate tre fosse principali, che hanno rivelato un numero immenso di statue di soldati, a grandezza naturale (da 1.7 metri a 1.95), schierati dentro a corridoi originariamente coperti da tetti di legno. Il numero stimato di soldati e’ di circa 6000, piu’ centinaia di cavalli e di carri, di cui solo una minima parte, al momento, e’ stato restaurata e ricostruita. Vi lavorarono 700 mila uomini provenienti da tutto l’impero, per un periodo di quasi quarant’anni.

L’imperatore, per la sua sete di dominio e per la sua mania di unificazione, non era evidentemente molto amato e poco dopo la sua morte, avvenuta lontano dal palazzo, nel 210 a.C., scoppio’ una rivolta popolare: i contadini e la popolazione locale, stanca per le angherie del sovrano, invase la città funeraria, distruggendo le statue e incendiando le coperture. Il figlio, riportando la salma del padre solo parecchi mesi dopo la morte, lo fece seppellire nel palazzo imperiale, assieme a concubine e operai che avevano partecipato alla costruzione, murandoli all’interno e facendo ricoprire il tutto di terra. La rivoltà porto’, contrariamente alle aspettative dell’imperatore Qin Shihuang, alla fine dalla dinastia Qin, sostituita dalla Han, per cui il tutto fu abbandonato e cadde in rovina, dimenticato per oltre duemila anni.

Per esplicita ammissione dell’amministrazione cinese, il sito del palazzo non sarà riportato alla luce nel breve termine, in attesa di tecnologie (e magari fondi) in grado di salvaguardare l’immensa ricchezza archeologica nascosta per oltre due millenni sotto a pochi metri di terreno.

Carro e cavalli in bronzo

Carro e cavalli in bronzo

I guerrieri restaurati fino ad ora, circa 600, sono veramente eccezionali: tutti diversi uno dall’altro, anche nei lineamenti somatici (volendo significare la provenienza dai diversi stati dell’impero), hanno corpi imponenti, pieni fino alla cintola, vuoti nel tronco, per dare loro stabilità, abbassandone il baricentro. Le teste venivano modellate e cotte separatamente e inserite successivamente, quasi ci fossero specializzazioni o una catena di montaggio. La terza fossa, visibile nel filmato, mostra proprio un gran numero di soldati senza testa, forse in fase di completamento, probabilmente abbandonati in quello stato alla notizia della morte dell’imperatore.

Sia i carri che le armi, innumerevoli, non sono stati ritrovati, probabilmente costruiti in legno, furono distrutti nell’incendio o dissolti nei secoli di piogge e intemperie a cui sono stati comunque sottoposti. Rimangono pero’ a testimonianza le posizioni di alcuni guerrieri, l’arciere inginocchiato o l’ufficiale che appoggia le mani su una spada inesistente, o ancora quelli che reggono le briglie e guidano i cavalli, fissati per sempre con le braccia protese in avanti.

Nel video che segue, dopo una breve vista dall’esterno del sito archeologico (il museo e gli “hangar” che coprono le fosse), si vedono gli scavi della prima e della terza fossa ed alcuni splendidi esemplari di statue conservate nel museo locale.

Il nostro viaggio in Laos – Dicembre 2007

12 gennaio 2008 7 commenti
Laos

Laos

Terra di un milione di elefanti. Con questo nome era conosciuto nell’antichita’ il Laos, oggi mosaico di etnie e paradiso per gli amanti della natura incontaminata. Dopo quattro secoli di guerre con i paesi confinanti, dopo piu’ di un secolo di dominio francese, dopo l’inevitabile coinvolgimento nella guerra del Vietnam e i successivi anni bui di guerra fredda, questo paese ha saputo riprendere in  mano il proprio destino, aprendosi al mercato ed al turismo e sperimentando i primi segni, se non di benessere, almeno di minore poverta’.
Il nostro viaggio comincia nel nord-ovest, da Huay Xai, dove, attraversando il Mekong, si lascia il Siam (Thailandia) e si entra in Indocina. Dopo due giorni di navigazione sulla acque limacciose di questo lungo fiume, si giunge a Luang Prabang, la citta’ “meglio conservata del sud-est asiatico”, inserita nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanita’ sotto il patrocinio dell’UNESCO dal 1995. Da qui il nostro viaggio prosegue direttamente verso la Cambogia.

Qui sotto i links alle descrizioni del viaggio:

L’arrivo in Laos
La discesa del Mekong
Luang Prabang


Categorie:Laos Tag: ,

Il nostro viaggio in Cambogia – Gennaio 2008

11 gennaio 2008 Nessun commento
Cambogia

Cambogia

Per chi e’ ormai entrato negli “anta”, parlare di Cambogia significa ricordare le pagine forse piu’ tristi della storia degli ultimi 50 anni. La fine della guerra del VietNam (1975) per la Cambogia significa proprio l’inizio della dittatura di Pol Pot, capo dei famigerati Kmer rossi. Solo alla fine di questo terribile regime, proprio ad opera dei soldati vietnamiti, sono venute alla luce le stragi sanguinarie e sommarie che per 4 anni, dal 1975 al 1979, hanno decimato la popolazione, eliminando non solo gli intellettuali, ma anche tutte quella persone che potevano, per la loro cultura o per il ruolo che occupavano, costituire un pericolo per il regime. Stime recenti calcolano in 2 milioni il numero di persone uccise in soli 4 anni.
La fine dei Kmer rossi (1979) e, soprattutto, la scomparsa di Pol Pot, avvenuta nel 1998, hanno permesso la riappacificazione del paese e l’inizio di un periodo di rinascita economica e culturale, di cui il flusso turistico sempre piu’ intenso e’ il segno piu’ evidente.
Il nostro viaggio, in arrivo dal Laos, inizia ad Ankor, sito archeologico di rilevanza mondiale, caratterizzato da templi millenari letteralmente avvolti dalla giungla. Seconda tappa la capitale Phnom Penh, priva di attrazioni eclatanti, ma dove i tragici segni del regime sanguinario di Pol Pot rimangono a monito per tutta l’umanita’.

Categorie:Cambogia Tag: ,

L’arrivo in Laos

28 dicembre 2007 Nessun commento

L’arrivo in Laos, dalla “porta del Siam”, in barca, attraversando il fiume Mekong.
L’attraversamento dura pochi minuti, su di una barca rumorosissima. Dall’altra parte ci aspetta Susanna, la nostra guida per il viaggio in Laos.

Categorie:Laos Tag: , , ,

La discesa del Mekong

27 dicembre 2007 Nessun commento

Chiang Mai – Thailandia – 28 Dicembre 2007. Sveglia molto prima dell’alba e dopo una veloce colazione in piedi lasciamo il nostro hotel-bomboniera e partiamo col pulmino alla volta del confine con il Laos. Ci aspettano 300 km di montagne e valli. L’autista e’ un po’ spericolato, a dispetto delle curve e dei centri abitati (attraversati a 130 all’ora).

Verso il confine con il Laos

Verso il confine con il Laos

Durante il tragitto, vediamo farsi giorno, mentre la nebbia avvolge a tratti colline e praterie. Dopo 4 ore (sono quasi le 8 del mattino) arriviamo a Chiang Khong, sul fiume Mekong, che in questo tratto segna il confine tra Thainlandia e Laos.
Una vecchia struttura in legno, una specie di arco, ci ricorda che questa e’ la porta, il punto di passaggio tra Siam e Indocina.

Sbrigate le pratiche doganali di uscita dalla Thailandia, attraversiamo il Mekong su di un rumoroso barchino dall’equilibrio precario. Di la’ ci aspetta la nostra guida, Susanna, che ci accoglie con il tipico benvenuto: Sabbai Dee !! seguito da “buongiorno!” (ci dira’ poi che e’ l’unica guida lao a parlare l’italiano!!).
35$ a testa per il visto laotiano (francesi e tedeschi ne pagherebbero 30: perche’ ?), poi saliamo su di una motoretta-taxi, una specie di APE Piaggio, valige comprese, e arriviamo in pochi minuti all’imbarcadero. Ci aspetta un’imbarcazione, tutta per noi, lunga almeno 25 m, larga 4, condotta da una famigliola, che l’ha in gestione e vive sulla barca. Hanno la cucina, il bagno, i materassi per dormire. Il padre e’ il pilota, la madre cucina per i turisti, i figli aiutano, la nonna guarda. Si parte.

I cercatori d'oro del Mekong

I cercatori d'oro del Mekong

Il Mekong e’ un fiume di oltre 4000 km, di cui 1700 in Laos. Per quasi meta’ della sua lunghezza il Mekong scorre in Cina, dove nasce nell’altopiano del Tibet. E’ il docicesimo fiume del mondo per lunghezza, il decimo per portata. Scorre tra sponde rocciose, a volte gli spuntoni di roccia invadono anche il letto principale e la nostra barca deve un po’ zigzagare per evitarli. Confidiamo nella perizia del pilota. L’acqua e’ color cappuccino per i sedimenti che trasporta, raccolti dalle turbolenze del suo percorso, soprattutto in Cina. Sulle rive, tra le rocce, ci sono spesso lingue di sabbia, anche molto alte, depositata quando il livello del fiume e’ piu’ alto, nella stagione delle piogge. A volte si scorgono dei cercatori d’oro, che pazientemente setacciano la sabbia per estrarre, sembra molto raramente, minuscole pagliuzze dorate.
Scivoliamo tra le colline ricoperte da fitta vegetazione (piena jungla!). Si intravvedono ogni tanto poveri villaggi che sorgono appena sopra il segno del livello massimo del fiume. Ne visitiamo uno (il nome e’ impronunciabile, ma ha a che fare con le rocce): povera gente, soprattutto donne e bambini che razzolano con i polli per stradine polverose. Le casette sono su palafitte, di legno, pareti in bambu’ intrecciato.
In paese si sta festeggiando un matrimonio: lo sposa e la sposa, due ragazzi, ci vengono incontro. Tengono in mano un cesto in cui raccolgono i doni (soldi). In cambio ci offrono una bevanda gialla, forse the, dentro un unico bicchiere in cui ha gia’ bevuto l’intero villaggio. Gli diamo un dollaro, ci regalano due caramelle.
Parecchi giovani mangiano lungo tavolate con tovaglie di plastica. I maschi sono seduti a tavola, le donne cucinano e distribuiscono i piatti. Il tutto e’ allietato da una misica lao-pop, diffusa da casse da stadio. Un gruppetto di giovani balla al ritmo della musica, mentre un po’ piu’ in su un gruppo di monaci-bambini, avvolti in vesti giallo-arancio, assiste alla festa con un po’ di invidia.

L'approdo di Pak Beng

L'approdo di Pak Beng

Riprendiamo la nostra navigazione. Alle 17 (dopo 8 ore di barca con pranzo a bordo) arriviamo a Pak Beng (approdo), per la notte. L’albergo non e’ una bomboniera, ma piuttosto una scatola di latta. Non c’e’ acqua calda (ci sono pero’ due grossi thermos che la contengono), luce fioca che arriva da un rumoroso gruppo elettrogeno (fortunatamente la notte lo spengono, per cui si rimane al buio senza energia elettrica). Almeno dalla balconata si gode un discreto panorama. Dopo una cena a base di grana e tonno (di provenienza italica) andiamo a dormire alle 21.

Pak Beng – Laos – 29 Dicembre 2007. Sveglia alle 7, colazione a base di pane (e basta), poi si risale sul barcone alla volta di Luang Prabang. Ci aspettano altre 8 – 10 ore di navigazione. Il tempo non e’ bello, la nebbia avvolge le colline e non fa per niente caldo.
Il tempo migliora col passare delle ore, verso le 11 c’e’ un bel sole caldo ed il vento creato dal movimento veloce della barca si sente volentieri. La navigazione procede tranquilla tra due sponde a volte rocciose, a volte sabbiose, sempre sovrastate da colline verdeggianti di jungla. Ci sono ogni tanto gruppi di alberi slanciati e spogli, coi fusti bianchi, simili a betulle. Scopriremo piu’ avanti che si tratta di piantagioni di teak, coltivati dalla gente che vive lungo il fiume. Si intravvedono ancora, infatti, ogni tanto, piccoli villaggi seminascosti dalla vegetazione. Ne visitiamo un paio: le solite scene di miseria, qualcuno offre stoffe o piccoli oggettini artigianali. Durante il viaggio consumiamo il nostro secondo pranzo a bordo, non molto diverso da quello di ieri. Qualcosa finisce ancora in pasto ai pesci.

Le Grotte di Pak Ou

Le Grotte di Pak Ou

Verso le 15:30 arriviamo alle grotte Pak Ou. Lasciata la barca al “molo”, si sale per qualche decina di metri con ripidi gradini fino ad una grotta naturale, piena di statuette del Buddha. Sono quasi tutte di legno, alcune in pessime condizioni. Gli originali (di pietra o anche d’argento o d’oro) sono sparite. Di fronte alla grotta svetta una parete di un centinaio di metri (Pha Hen) recentemente attrezzata con vie chiodate. Ai piedi della parete sfocia nel Mekong il suo affluente Nam Ou, il cui percorso arriva fino al confine con il Viet Nam del Nord. Era utilizzato ai tempi della guerra per la discesa dei Vietkong verso il Laos a Luang Prabang.
Ripartiamo e in poco piu’ di un’ora siamo a Luang Prabang. Qui l’approdo e’ un po’ piu’ ufficiale. Salutiamo la famigliola del pilota e sbarchiamo. In cima alla gradinata saliamo sul pulmino che ci attende per portarci all’albergo. Comincia la visita di Luang Prabang.

Categorie:Laos Tag: , ,